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Mi riconosco, quando dormo mi riconosco nella posizione che assumo, girato a sinistra con il corpo non dritto e il mio ginocchio mancino sollevato alla pancia, quasi a toccare il gomito del mio braccio ripiegato con la mano a pugno chiuso a protezione del volto.
Dicono il modo in cui si dorme sia la stessa posizione che più o meno si ha nella pancia prima di nascere, non so se sia vero, ma di certo così devo aver dato non poco fastidio.
Guardia, il mio corpo in guardia a sinistra a protezione del volo di una mente che sogna ma che non ricorda quasi mai niente.
Sono poche le volte in cui accade che ricompaiano sprazzi di gesti, sprazzi di volti, o sagome rigonfie di forme, sono poche le volte in cui ho la sensazione netta di essere corso incontro ai pensieri, ma quando accade sono sogni per lo più ricorrenti, gesti, sprazzi di volti o di sagome rigonfie di forme ripetute nel tempo.
Mi riconosco, nella posizione che assumo prima del sonno, guardia sinistra, la stessa in cui di solito poi mi risveglio.
Non so se la mia sia una posizione rilassata, raggomitolato come pronto a respingere un attacco in chiusura, pugno chiuso come pronto a parare, come pronto a colpire.
Quando siamo svegli, proteggiamo con altrettanta incosciente attenzione i nostri sogni?
Ultimamente mi è presa così, a fotografare le nuvole.
Dalla finestra di casa mia sempre verso la stessa ora, quella intorno alle 19, quando il sole non è più forte, nel un momento in cui sembrano quasi immobili, nel momento in cui il vento ancora non le sposta e sembra che qualcuno abbia disegnato qualcosa che assomiglia alle onde, richiamando nella mia mente l’immagine di crateri issati sopra il cielo, talmente alti da avere le bocche immerse in mezzo alle stesse nubi.
Bocche di vulcani inesistenti e impossibili fatti della stessa materia del cielo e disegnate con quella stessa massa di vapori sospesi nell’aria.