Paradigma olografico

Paradigma olografico

L'universo è un illusione
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Un essere scuro, grondante, schifosamente emanante puzzo di focolaio, centro di propagazione di un’infezione di sfida e ricerca di prigionia libera, an’animal vivant, dépareillée, un animale vivente e scompagnato, un urlatore che non ha la minima cura di infinestrare i suoi gridi, l’abitudine pessima e benvenuta a tagliare i margini al foglio della propria esistenza, stonato cantatore di una pessima musica con la quale non vuole prender magari nessuno, non tutti ma uno, ma uno, ma uno, nella totale mancanza di bon ton in quell’improvvisata e perseverante ricerca della sua cura, considérant la nécessité de parvenir, considerante la stretta necessità di giungere all’accoupler, sa raison de vie, all’accoppiare la sua ragione di vita, la sua cura che batte, perpétuelle, ogni consiederazione, qu’il est impossible à rassasier, la ricerca della dipendenza che sazia ogni divisione, la cure du coeur, la cura del cuore il desiderio senza promessa di trasformare il carbone in diamanti ma con la certezza di trasformare i diamanti in carbone per riscaldare il corpo, i corpi, due corpi, due corpi, due corpi e la risolutezza di considerare le stelle come pezzi di vetro per tagliarmi l’animo ogni volta che si alza lo sguardo sul cielo per cercare la consolazione alla condizione di pensatore ed urlatore, d’attore, non vittima ma libero persecutore, e la volontà di considerare il vetro come pezzi di stelle ogni volta che mi sento tagliato per il legame all’uguaglianza, per il legame alla pelle, per il legame a puntare dritte le spaccature al legame della mia cura, responsable, de persévérer, continuando ad urlare, perseverare, perseverare, perseverare.

Sei l’odor della notte di una città che conosco,
l’odore di un faro acceso che brucia da basso
lungo il passo ai piedi del ponte che unisce,
l’odore legato di catena e metallo che ci divide.
Sei l’odore agro del fiume tranquillo che scorre,
e mi sbatte contro le rocce annegando pensieri
nell’odore di fumo di qualcuno fermo affacciato,
pronto a coprire l’odore plumbeo di nuvole scure.
Sei l’odor forte di qualcosa che mi è vicino,
ed io riconosco come il tuo odore caldo nel buio
in tutto il profumo del nostro silenzio.
Sei l’odor cieco di tutto l’azzurro scomparso
l’odore di tenebra che viene finalmente a coprire
l’odor solitario della mia ombra in un unico punto,
nell’odore della mattanza di tutta la luce.

Voglio guadarle dentro la gola
le parole violente,
le mani strette sopra i denti
a spalancare l’ugola alla morte,
come fosse la testa d’una tigre.
Voglio stringere con le dita le lame taglienti
appoggiate sulle carni tenere dei fianchi,
per tagliare di netto il dolore giù dai reni
smettendo di far pisciare sangue di tortura.
Armate d’uomini furiosi
per la barba d’un Dio che non ha colpa
non invocate la sua condanna
e neppure la sua rabbia, uomini infedeli,
voglio cercare in fondo a che si perde il verbo,
voglio cercare in fondo a che perdete l’ anima,
per trovare la bellezza strangolata
in mezzo agli urli.

Nido
casa e riposo da cui salutare
gli altri, pèlerins
le long de la voie de la vie.
Riparo
tra le biforcazioni dell’anche,
forte odore d’erba appena rasata
e sapore bagnato,
il caldo ricovero in cui penetrare
prisonnier de la liberté enfermée
dans l’espoir
d’attirer l’attention de Dieu.
E’ nido
casa,
il contrario di una scusa
è riposo, il rifugio del seme.

Pensare parole da versare in calice, pensare in lingua, mettere in vetro, soffiare nel collo di una bottiglia ed imbottigliare pensieri da chiudere accuratamente con tappi di sughero, la mia personale riserva.
Li accompagno con il suono rotondo di un oboe, versando del vino in un bicchiere, spezzando del pane, accompagnandoli con peperoncino ed olive, alternando pensieri piccanti a pensieri e sapore, pensieri ed amore, l’aspirazione di una vita, la générosité d’un héritage à ouvrir en avenir, scrivere per consolare l’attesa ritrovando la calma, fermo, al centro di una vecchia cantina, tetto a volte e le bottiglie riposte con cura.
La pazienza. La pazienza. La pazienza di tenerle al fresco, di conservarle con cura, la patience, in attesa di aprirle.
Fermo. Fermo. Fermo. Immobile e fermo.
La tête bouge avec le corps qui crie, la bouche qui crie, les yeux qui sortent des orbites pour l’impatience qui arrive.
Tirer vers le bas les étagères, les niches des pensées qui dorment, les taquets, les soutiens. Les soutiens. Les soutiens.
Rompre chaque soutien pour détruire les bouteilles toutes ensemble. Rompre tous les barils à martelées, en renversant un noir fleuve d’encre invisible, pensées inviolables, pensées auxquelles tu es fidèle qui tombent sur toi et elles t’apportent.
Perdre la capacité du calme enfin en suivant propre corps. Ailleurs. Ailleurs. Se laisser emporter par ses propres pensées ailleurs.

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