Paradigma olografico

Paradigma olografico

L'universo è un illusione
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Sono entrato sulla tua strada ed ora guido. Amo ancora scivolare lungo il tuo percorso.
Si, ci sono delle buche, non lo nego, però continuo a guardare avanti il rosso del sole al tramonto e mi piace sbirciare dallo specchietto per vedere quanta strada ho fatto.

La fisarmonica soffia di lontano aria malinconica di un tempo andato, incontro di persiane chiuse e porte di case abbandonate, imposte di vecchie case padronali sbattute già da anni contro pesanti dazi dettati ai fattori, terre sofferenti che hanno resistito alla mancanza di chi sfrutta.
Sporgono selvatiche le canne sulle rive bagnate dall’acqua dolce lungolago, buca, il vento che si insinua, il respiro del silenzio sopra i campi. I rovi incolti sui sentieri dei briganti offrono le loro dure spine alle mani come prezzo del buon gusto e cresce anche solo quell’albero di annurche, ma la vite e’ decaduta, senza cura, tra le linee verticali di un legno fine rinsecchito sotto il sole, stessa fine il melograno. Erbe secche, al posto delle balle di paglia arrotolate dopo ogni trebbiatura.
La fisarmonica soffia di lontano il ricordo di un passato rigoglioso e l’aria malandata di rovina su una terra che continua a vivere senza alcun bisogno di nessuno, solo più decisa nello scegliere chi vive, facendomi notare come si cancellano al vento le mie impronte e come si attacca invece alle scarpe tutto il fango della terra.

Quieta non movere et mota quietare
Oculi mei, ad portum ite ad quietem
Stare decisis.

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